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Torino: Zero N.E.E.T

Nessuno senza lavoro, istruzione o formazione, perchè nessuno si perda

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Una scuola più professionale e digitale

I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi

art. 34 della Costituzione

Istruzione e formazione professionale

Torino e la Città Metropolitana devono avere cura del proprio “capitale umano” e intervenire per sostenerlo e farlo crescere, guardando anche oltre i propri confini, per attrarre cervelli anziché esportarli.

Se vogliamo superare la crisi e agganciare la ripresa, dobbiamo puntare (non solo a parole) sulla società della conoscenza. Dobbiamo investire sul serio in istruzione e formazione professionale (da quella iniziale, alla formazione continua lungo tutto l’arco della vita), per non trovarci impreparati e sprovvisti delle competenze necessarie.

In questo quadro sarà un mio particolare impegno:

  • effettuare una ricognizione (qualitativa e quantitativa) dei sistemi di istruzione e formazione professionale e dei servizi per il lavoro presenti nella città di Torino e nella Città Metropolitana,

  • promuoverne la collaborazione e le possibili integrazioni,per sviluppare processi efficaci di inserimento (di giovani e adulti) nei contesti lavorativi.

La Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori

art. 35 della Costituzione

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Nello specifico generale bisognerà intervenire con priorità adeguate misure sui seguenti temi:

– garantire il diritto allo studio;

– garantire gli spazi e gli strumenti per lo studio;

– bandire una lotta senza quartiere alla dispersione scolastica;

– sostenere e diffondere il lifelong learning (apprendimento durante tutto l’arco della vita);

– portare a sistema e finalizzare i programmi di orientamento;

– recuperare e consolidare il dialogo con gli attori del mercato del lavoro;

– adeguare la gamma e i contenuti dell’offerta di istruzione e formazione;

– consolidare e promuovere i percorsi di IeFP (Istruzione e Formazione Professionale);

– consolidare e promuovere lo sviluppo dell’istruzione tecnica superiore;

– incentivare e promuovere la funzione formativa dell’apprendistato.

garantire il diritto allo studio

Bisogna mettere in campo riorse economiche e progettuali affinché, come recita la Costituzione, i capaci e i meritevoli possano effettivamente raggiungere i gradi più alti (si tratta di un investimento che ha un ritorno sicuro), ma anche per offrire a tutti opportunità di istruzione e formazione professionale, adeguate alle propensioni e alle aspirazioni, con quello che consegue in termini di diversificazione e trasparenza dell’offerta formativa e di riconoscimento dei crediti acquisiti nei diversi percorsi.

garantire gli spazi e gli strumenti per lo studio

Occorre migliorare e aumentare gli spazi di accoglienza (anche per realizzare gli obiettivi del “lifelong learning”) e gli strumenti e le attrezzature che consentano effettivamente di sviluppare un approccio didattico per competenze.A tal fine deve essere lanciato e sostenuto un grande piano per le infrastrutture scolastiche, a partire dall’ammodernamento, la ristrutturazione e messa in sicurezza dell’edilizia esistente e dal recupero di edifici pubblici dismessi (ad es. caserme).

bandire una lotta senza quartiere alla dispersione scolastica

Continuiamo a denunciare i dati del fallimento del nostro sistema educativo (altissima dispersione scolastica, giovani fuori da ogni percorso di apprendimento, etc). Non basta, dobbiamo dare risposte concrete. La formazione professionale è (e può essere) una risposta. La formazione professionale, quella autentica, è storicamente il fulcro delle politiche di contrasto alla dispersione scolastica, ad ogni forma di marginalizzazione dei giovani e di degenerazione dei loro comportamenti (bullismo). L’istruzione può diventare un’ulteriore risposta, a patto che sia accompagnata da una progettualità e da un investimento che stimolino una maggiore attrattiva e capacità di inclusione.

sostenere e diffondere il “lifelong learning”

L’offerta di “opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita” è, anche in Piemonte, lontana dagli obiettivi dell’Unione Europea. Abbiamo molta, moltissima strada da percorrere, mentre la “domanda potenziale” aumenta a dismisura a causa della crescita della disoccupazione e del lavoro precario. Bisogna passare da una logica che crea esodati e porta ad un utilizzo spropositato della cassa integrazione, a misure capaci di sostenere realmente i percorsi di vita molto accidentati di chi è in età lavorativa. Bisogna dotare il lavoratore di strumenti concettuali e professionali che gli diano, se non la sicurezza, una maggiore fiducia sul futuro e diano alle imprese maggiore flessibilità di impiego. In questo senso un ruolo specifico deve essere giocato dalla formazione professionale (erogazione di servizi previsti delle politiche attive a favore dei lavoratori in mobilità o a rischio). Ma deve anche essere consolidata e sviluppata l’offerta sul versante della formazione tecnica superiore (IFTS e ITS), della formazione continua e dell’apprendistato, anche nell’ottica di un vero sistema duale di alternanza scuola lavoro.

portare a sistema e finalizzare i programmi di orientamento

Torino e la Città Metropolitana non sono privi di iniziative di orientamento di grande qualità. Il problema è ricondurle a sistema e realizzare un più funzionale coordinamento tra i diversi soggetti attuatori.

In questo senso occorre:

  1. avviare un’azione di ricognizione e coordinamento delle iniziative, che premi le buone pratiche e riconosca il merito e l’impegno degli operatori, dei docenti e di quanti intervengono a titolo di puro volontariato;

  2. sostenere politiche di orientamento (preventive e di sostegno) che vadano nella direzione della tutela e della crescita del capitale umano, valorizzando le capacità e le propensioni individuali, prima di preoccuparsi di selezionarle e di incanalarle.

recuperare e consolidare il dialogo con gli attori del mercato del lavoro

La scuola e la formazione professionale devono essere chiamate a dialogare e collaborare con gli attori sociali, nel rispetto delle reciproche prerogative, al fine di individuare e interpretare i fabbisogni del mondo del lavoro.

Questo al fine di realizzare due obiettivi:

  • di lungo termine, portare il loro contributo nella definizione e nella realizzane delle linee di sviluppo economico e sociale, fornendo le competenze di base, trasversali e tecniche più appropriate;

  • di medio/breve periodo, facilitare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, anche attraverso la predisposizione di azioni e strumenti di orientamento e di incontro tra domanda e offerta meno frammentari e improvvisati.

adeguare la gamma e i contenuti dell’offerta di istruzione e formazione;

Sostenere, anche attraverso la riforma della legge regionale, politiche e programmi di istruzione e formazione professionale chiari e trasparenti:

– rispondenti agli obiettivi di innovazione sociale e di sviluppo economico delle realtà locali;

– che offrano le possibilità di studio e di formazione che si devono dare in una regione di rango europeo.

consolidare e promuovere i percorsi di IeFP (Istruzione e Formazione Professionale)

Offrire a tutti i giovani che desiderano mettere in gioco o valorizzare i loro talenti, anche attraverso la riscoperta dei mestieri e della manualità, i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, garantendo la possibilità/opportunità:

– di assolvere (nei percorsi triennali) l’obbligo di istruzione e di adempiere al diritto/dovere all’istruzione e alla formazione sino al conseguimento di almeno una qualifica professionale entro i 18 anni;

– di conseguire (4° anno), se lo si desidera, anche il diploma professionale di tecnico.

consolidare e promuovere lo sviluppo dell’istruzione tecnica superiore

Offrire ai giovani, ma anche agli adulti, l’opportunità di accedere a corsi per “supertecnici”, figure diffuse nei principali paesi europei e molto “attese” dalle nostre aziende manifatturiere e di servizi. Si tratta di consolidare e sviluppare, d’intesa con gli attori economici e sociali due ordini di intervento relativi ai percorsi:

  • IFTS (Istruzione Formazione Tecnico Superiore): corsi annuali di completamento della formazione professionale post diploma.;

  • ITS (Istituti Tecnici Superiori): corsi biennali post diploma, paralleli all’università e ad essa collegati.

incentivare e promuovere la funzione formativa dell’apprendistato

L’apprendistato (ma anche i tirocini, gli stage e i voucher) può diventare realmente efficace per l’inserimento e lo sviluppo del mondo del lavoro e delle imprese, se non si perde di vista l’obiettivo che dovrebbe caratterizzarlo, la trasmissione e l’apprendimento dei saperi professionali. Anche in rapporto alla struttura del nostro sistema produttivo (la dimensione media delle imprese di 3,9 addetti, richiede il supporto di strutture formative esterne) l’apprendistato può diventare l’occasione di una grande alleanza tra sistema formativo e sistema produttivo, con positive ricadute in termini di inserimento dei giovani, di innovazione delle imprese, di sviluppo dell’offerta formativa.

Meno crisi più lavoro

Lavoro e sviluppo economico

Lo sviluppo di Torino, della Città Metropolitana e del Piemonte dipendono dalla combinazione delle scelte di politica industriale e di servizi e dal valore delle sue risorse umane.

Nelle scelte di politica industriale e di servizi Torino, la Città Metropolitana e la Regione:

  • devono avere come obiettivo prioritario la crescita dell’occupazione e della qualità della vita, il recupero del “valore lavoro” e della sua dignità;

  • devono gettare il proprio peso e spendere la propria immagine (in Italia e all’estero) per sostenere quei settori in cui Torino, la Città Metropolitana e il Piemonte sono in grado di produrre alla pari e meglio degli altri..

Per realizzare questi obiettivi Torino, con la Città Metropolitana e la Regione, deve investire sulle persone, valorizzare le proprie risorse umane. Questo significa che:

  • non deve distrarre i risicati fondi destinati alle politiche attive del lavoro, per trasferirli nel grande mare degli ammortizzatori sociali;

  • deve ponderare, promuovere e sostenere interventi di:

> formazione (inserimento, qualificazione, riqualificazione, riconversione);

> orientamento (preventivo e di sostegno);

> accompagnamento al lavoro (sistemi informativi e servizi di assistenza).

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

art. 4 della Costituzione

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

art.1 della Costituzione

L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

art. 41 della Costituzione

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Le scelte di politica industriale e di servizi devono individuare con chiarezza i settori su cui per la Città di Torino e la Città Metropolitana conviene puntare:

nell’agricoltura (il comparto che in questi anni attrae di più i giovani), tutelando, diffondendo e promuovendo la tipicità e la qualità del “made in Piemonte”, sostenendo le imprese di minori dimensioni e incentivando la cooperazione “genuina”;

– nell’industria (il comparto più colpito dalla crisi), insistendo sui settori di frontiera (automazione, robotica, energia), rilanciando i settori fondamentali per la nostra economia (meccanica, automotive, tessile, agro-alimentare, ecc.);

– nell’artigianato, nel commercio, nella cultura e nel turismo (quella galassia di 400.000 imprese che ci ha tenuto in piedi).

Questi settori dovranno poter contare su concrete misure di sostegno per l’accesso al credito e ai fondi pubblici, la semplifi-cazione burocratica, l’internazionalizzazione.

In questa prospettiva, devono essere sostenuti gli investimenti in ricerca e innovazione che:

– interessino non solo le grandi, ma anche le medie, le piccole e le piccolissime imprese;

– riguardino non solo le tecnologie, ma anche i servizi, l’organizzazione, la formazione;

– estendano la diffusione delle tecnologie digitali, includendo tutti (cittadini e imprese) nella società della conoscenza.

Meno burocrazia, più meritocrazia

Una democrazia è in pericolo quando si diffonde l’idea che la disponibilità alla corruzione sia la chiave che apre le porte dell’ascesa nei partiti, nelle imprese, nella burocrazia.

Tocqueville

Costi della politica e della burocrazia

I costi della politica non derivano solo dagli stipendi, dai rimborsi spese dei parlamentari e degli amministratori locali (che in ogni caso devono essere ridotti e allineati a quelli europei e rapportati all’impegno effettivo) e dai vitalizi (che devono essere eliminati), derivano soprattutto dalla corruzione e dalla inefficacia delle leggi, delle azioni di governo, degli apparati burocratici.

La città di Torino, prima di tagliare le risorse alla scuola, all’assistenza e al welfare, ai trasporti, che devono essere sicuramente razionalizzate e possibilmente aumentate, deve intervenire sulle inefficienze della propria burocrazia, delle società partecipate, degli enti strumentali, delle assistenze tecniche, delle consulenze, eliminando tutto ciò che è inutile e improduttivo.

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La corruzione è la principale fonte di degrado, perché fa aumentare le inefficienze del sistema pubblico, perché, come nel caso degli appalti, distrugge il mercato, perché è uno dei più pericolosi terreni di coltura della malavita organizzata.

Bisogna recidere in modo netto la corruzione e i costi che essa produce, intensificando i controlli preventivi, con un’azione coordinata di tutto il Consiglio Comunale.

La burocrazia è un pilastro della società civile nella misura in cui assicura il funzionamento dello Stato e dei suoi Enti locali e il flusso delle risorse. A differenza di altri paesi, in Italia la burocrazia è vissuta come un’entità “perversa”: inestricabile, inefficiente, minacciosa.

Un piccolo produttore di vino, nel percorso dalla vigna alla bottiglia, deve spendere in un anno cento giorni di lavoro, per sbrigare le 70 pratiche previste dai 20 Enti diversi che si occupano della materia.

Gli ostacoli burocratici, i tempi biblici della giustizia, i ritardi nei pagamenti, il clientelismo, uniti ad una insostenibile pressione fiscale, costituiscono la più pesante palla al piede del nostro sistema di produzione di beni e servizi.

Continuiamo a puntare il dito sulla burocrazia statale, ma cominciamo a razionalizzare e a snellire la burocrazia regionale, che grava sui cittadini, sulle aziende, sui servizi e, in modo particolare, sulle piccole imprese.

Più serenità per la famiglia

Famiglia

La famiglia è il luogo più influente nella formazione delle coscienze e dei comporta-menti. I rapporti familiari, specie quelli con i genitori, incidono sugli ideali, sui rapporti col prossimo e con le istituzioni, sulla partecipazione o l’apatia sociale.

La famiglia è il primo anello della solidarietà e della socialità, ma è anche un soggetto economico essenziale: perchè “produce” la forza lavoro, perché “consuma”, perché influenza i mercati. Caratteristica dell’economia italiana è l’importanza della famiglia nella raccolta e nella re-distribuzione del reddito. Dobbiamo dire grazie a questa caratteristica, se l’Italia non è stata travolta dalla crisi: è stato il risparmio delle famiglie a tenerci in piedi; è stata (ed è) la famiglia il nostro più grande “ammortizzatore sociale”.

Ma le cose in Italia non vanno come dovrebbero. Il basso tasso di natalità (siamo il paese dove nascono meno bambini al mondo) mette a dura prova la tenuta del nostro tessuto sociale, basato sulla famiglia, in uno scenario di crescenti difficoltà.

Bisogna intervenire in fretta con politiche concrete e appropriate che favoriscano e consolidino il ruolo sociale della famiglia e con interventi di sostegno al reddito.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio

art. 29 della Costituzione

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose

art. 31 della Costituzione

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Un alto richiamo

“…aumenta il numero delle famiglie divise e lacerate, non solo per la fragile coscienza del senso di appartenenza che contraddistingue il mondo attuale, ma anche per le condizioni difficili in cui molte di esse sono costrette a vivere, fino al punto di mancare degli stessi mezzi di sussistenza. Capita che gli anziani siano considerati un peso, mentre i giovani non vedono davanti a sé prospettive certe per la loro vita. Al contrario anziani e giovani sono la speranza dell’umanità: è saggio non emarginare gli anziani dalla vita sociale ed è bene investire sui giovani con iniziative adeguate che li aiutino a trovare lavoro e a fondare un focolare domestico…”

[Jorge M. Bergoglio, Papa Francesco]

I contributi della famiglia al benessere economico

1) riproduzione della società: la messa al mondo dei figli produce un vantaggio a tutta la società, mentre i costi vengono sostenuti dalla famiglia;

2) redistribuzione del reddito: la famiglia riequilibra la distribuzione del reddito, funziona da potente ammortizzatore sociale, aumenta la coesione sociale;

3) tutela dei soggetti deboli: la famiglia sostiene e tutela i soggetti deboli (bambini, anziani non autosufficienti, disabili, malati); senza la famiglia le strutture socio-sanitarie sarebbero al collasso;

4) formazione: l’ambiente familiare è determinante nella formazione dell’individuo; le competenze e la produttività dei sistemi locali è fortemente legata ai rapporti familiari;

5) consumi: la famiglia influenza fortemente le scelte, che risentono dei valori, delle prassi, degli stili di vita.

obiettivi e provvedimenti specifici a sostegno della famiglia:

retribuzione che consenta un tenore di vita veramente umano e di far fronte dignitosamente alle responsabilità familiari;

– interventi e strumenti di valorizzazione del ruolo della donna;

– attuazione delle politiche di promozione della natalità, a partire dal secondo figlio;

– aliquote fiscali parametrate al quoziente familiare: a parità di reddito paga di meno la famiglia più numerosa;.

detraibilità (totale o parziale) dal reddito imponibile delle spese di educazione, conduzione della casa, assistenza degli anziani;

– conciliazione lavoro – famiglia (asili nido e d’infanzia; orari scolastici; banca del tempo);

– servizi efficaci di assistenza domiciliare per anziani;

– servizi efficaci per le famiglie con disabili;

– salvaguardia del tempo dedicato al riposo, alla famiglia, al tempo libero (ad es. chiusura domenicale dei negozi).

Il bene più importante è la salute

La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

art. 32 della Costituzione

Salute e servizi sociali

La situazione del sistema sanitario e dei servizi sociali e di assistenza del Piemonte, e quindi anche nella città di Torino e nella Città Metropolitana, è da monitorare continuamente e tenere sotto controllo. Se non si adottano azioni correttive diventerà sempre più difficile garantire ai cittadini il “diritto alla salute”.

E’ necessario realizzare un nuovo modello che consenta di coniugare i livelli di qualità con le risorse disponibili, eliminando gli sprechi e razionalizzando i costi. Bisogna pensare a servizi che portino a trattamenti più brevi e risultati migliori.

Per fare questo le politiche devono spostare l’attenzione dal “volume” alla “qualità” delle prestazioni: la migliore qualità può far risparmiare, evitando esami, procedure e cure non necessarie.

In ogni caso, a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione, la carenza di servizi sanitari domiciliari e residenziali per pazienti cronici non autosufficienti, diventa un problema sempre più grave, che va affrontato, prevedendo adeguati investimenti

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l sistema sanitario costituisce la principale voce di costo della Regione. La qualità dei servizi forniti è squilibrata da zona a zona e da un ospedale all’altro. I tempi di attesa si allungano a dismisura. L’invecchiamento demografico, i flussi migratori, l’impoverimento prodotto dalla crisi economica non potranno che peggiorare il livello del servizio, compromettendo l’accesso stesso dei cittadini alla sanità pubblica.

E’ necessario un cambio di passo nella organizzazione e programmazione della rete ospedaliera e di assistenza sociale nel suo complesso, per renderla più efficace ed efficiente, garantendo il livelli di qualità, migliorando i servizi, riducendo gli sprechi. Una visione “integrata e cooperativa” del sistema socio-sanitario (dalle cure primarie, ospedaliere e specialistiche, alle riabilitazioni), basata sul principio della “continuità assistenziale”, può produrre:

– un governo più efficace dei flussi e dei tempi (a partire dalle strutture di accoglienza e di pronto soccorso);

– lo snellimento delle procedure e dei percorsi di accesso e fruizione dei servizi;

– l’abbattimento di numerosi costi “improduttivi”.

In questo senso la Regione deve chiamare a raccolta i soggetti, che possono contribuire a qualificare la spesa e ad accrescere l’efficienza di sistema per mettere mano a un grande piano di interventi; tra questi ricordiamo in particolare:

[a] politiche strategiche

– non abbassare la guardia sulla garanzia dei livelli essenziali di cura e assistenza ;

– promozione di campagne di prevenzione.;

[B] organizzazione e gestione del sistema complessivo

– completa riorganizzazione territoriale della sanità con riduzione del numero delle ASL;

– programmazione sanitaria, che garantisca il diritto alla tutela della salute in modo omogeneo in tutta la regione;

– riorganizzazione del sistema ospedaliero, basata su:

> una rete di ospedali ad alta complessità e alto costo (che gestiscono esclusivamente la fase acuta);

> ospedali, a supporto dei precedenti, per pazienti cronici a lunga degenza, a bassa intensità di cure e a basso costo;

> trasformazione dei piccoli ospedali in case della salute;

– piano quinquennale di interventi:

> per la sicurezza e agibilità delle strutture sanitarie;

> per far fronte alle carenze di personale (soprattutto infermieristico);

– maggior controllo sulla spesa per beni e servizi, per eliminare sprechi e difformità di prezzi

– realizzazione della “Città della salute” a Torino;

[c] operatività delle strutture e dei servizi

– lavoro in rete degli ospedali per le terapie d’urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati;

– decongestionamento dei pronto soccorso (intasati per il taglio dei posti letto e la carenza di assistenza domiciliare), potenziando la continuità assistenziale e territoriale;

– aumento dei letti per i pazienti in fase acuta, dell’assistenza sul territorio, del sostegno a famiglia e maternità;

– valorizzazione del ruolo dei medici di famiglia, anche con la creazione di ambulatori polispecialistici;

– valorizzazione/potenziamento delle cure e dell’assistenza domiciliare, migliorandone l’efficacia e il coordinamento;

– maggiori investimenti su:

> presa in carico del paziente cronico;

> assistenza agli anziani (servizi diurni per anziani con limitata autonomia);

> assistenza alle persone in difficoltà, ai minori e disabili. 

Una città più vivibile

Trasporti

In questi anni il trasporto pubblico locale ha subìto una drammatica stretta, che ha colpito soprattutto la fascia dei lavoratori, degli studenti e più in generale la popolazione a reddito medio/basso, che è quella che più dipende dai mezzi pubblici.

Razionalizzare i costi del trasporto pubblico non significa ridurre esageratamente i servizi. Si può, si deve, intervenire senza fare tagli indiscriminati (ad esempio, evitando le sovrapposizioni tra linee ferroviarie e bus), confrontandosi con le istituzioni locali, i cittadini e i comitati dei pendolari.

 …il diritto alla mobilità (purtroppo) è condizionato, nei fatti, dalla qualità del sistema dei trasporti.

In questa logica la città di Torino, in accordo con la Città Metropolitana e la Regione deve mettere in testa alla lista degli interventi:
- il ripristino/rilancio del trasporto ferroviario per i pendolari: efficienza e qualità dei treni locali, intervendo sui ritardi, i tempi di percorrenza (inaccettabili) e il decoro (pulizia);
- il completamento del sistema ferroviario metropolitano della città di Torino;
- la revisione dei parametri di definizione dei costi standard per evitare rincari impropri dei servizi.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale…

art. 16 della Costituzione

Più Dettagli

Il trasporto pubblico, dopo la Sanità, costituisce un’altra voce importante del bilancio regionale e della Città di Torino.

La crisi economica ha imposto l’esigenza di rivedere e ridurre i costi.

Purtroppo, una visione non calibrata e miope dei tagli alla spesa ha portato effetti distorti che possono incidere non solo sulla qualità della vita, ma anche sulla produttività e l’efficienza complessiva della regione.

Quanto contano sull’economia di Londra, Parigi, Milano le reti di trasporto metropolitano ed extraurbano?

Il risparmio immediato derivante dalla sostituzione delle linee elettro-tranviarie con mezzi su gomma meno capienti (come è stato fatto per le linee 3 e 13 dalla GTT di Torino), oltre ai disagi per gli utenti, che conseguenze comporta, sulle attività degli utenti stessi, sui costi energetici, sulla manutenzione stradale, sui livelli di inquinamento, sull’immagine della città?

E’ necessario bloccare immediatamente il depotenziamento di questo settore, che è decisivo per la ripresa e la qualità della vita della città. Contestualmente deve essere varato un piano di interventi per la riabilitazione del trasporto pubblico e la revisione dei costi standard dei servizi basato su tre criteri:

  • analisi dei fabbisogni (tipologie di utenza, quantità, dipendenza dal trasporto pubblico, conformazione del territori);

  • attenta valutazione di chi gestisce il trasporto (qualità del servizio, efficienza tecnica/manutenzione);

  • maggiore coordinamento tra i gestori dei servizi (integrazione più efficace tra reti ferroviarie, auto-stradali, urbane).

Un futuro più sostenibile

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, …

Art. 44 della Costituzione

Ambiente ed energia

L’Unione si adopera per un’Europa improntata ad uno sviluppo sostenibile…

articolo 3 Costituzione Europea

L’ ambiente e l’ energia devono essere considerati dalla Città priorità strategiche per la salute, il lavoro, l’economia.

In una Torino che guarda agli obiettivi europei, il risparmio, la riduzione, l’efficienza devono diventare l’orizzonte delle politiche energetiche e della gestione dei rifiuti.

Diventa sempre più importante:

– definire linee guida efficaci e praticabili in materia di emissioni, energia, rifiuti;

– avere particolare attenzione alla raccolta differenziata, completando la sua diffusione su tutto il territorio cittadino;

dedicare più attenzione (e interventi) ai problemi dell’innovazione sostenibile.

Devono essere sostenute e attuate le politiche volte a favorire una transizione “green” delle produzioni manifatturiere che restano i settori portanti dell’economia della città di Torino e della nostra regione.

Le politiche ambientali devono sostenere e tutelare anche le altre vocazioni della Città di Torino, della Città Metropolitana e del Piemonte: dall’agro-alimentare, al patrimonio culturale (città d’arte) e paesistico (montagne, laghi, collina).

Più dettagli

In materia di ambiente ed energia la Regione deve partire da un’attenta valutazione delle priorità, dell’efficacia, ma anche della “ragionevolezza” dei singoli interventi che si mettono in campo.

Occorre ragionare in termini di filiera “ambiente – energia” e non per corpi separati, senza perdere di vista i costi che finiscono per gravare sui cittadini e sulle imprese (specie quelle di minori dimensioni).

Perché le politiche ambientali abbiano successo occorre dedicare molto impegno:

  1. alla diffusione di una cultura dell’ambiente e dell’energia, a partire dalle scuole per l’infanzia;

  2. alla formazione di competenze professionali specifiche;

  3. alla valorizzazione delle risorse della Protezione Civile e del Volontariato.

In questo, più che in altri settori, gli investimenti possono avviare un circuito virtuoso di sviluppo dell’economia, dell’occupazione e della qualità della vita.

Ecco un elenco delle principali priorità.

[a] salvaguardia del territorio e sicurezza

– tutela idrogeologica del territorio, incluso l’adeguamento sismico e le bonifiche dei siti industriali;

– sicurezza degli edifici pubblici (a partire dalle scuole);

[b] recupero e qualità dell’ambiente

– riconversione/utilizzo delle aree dismesse (riqualificazione e contenimento del consumo di suolo);

– recupero e riqualificazione urbana (periferie);

– qualità della vita: aria, territorio, percorsi ciclabili, ecc.;

[c] gestione dei rifiuti

– razionalizzazione del ciclo dei rifiuti;

– potenziamento della raccolta differenziata.;

[d] interventi in campo energetico

– gestione oculata delle fonti e degli approvvigionamenti;

– incentivi allo sfruttamento delle energie rinnovabili a partire da quelle più accessibili (fotovoltaico, idroelettrica e biomasse);

– incentivi al risparmio energetico da parte delle imprese (cogenerazione, autoproduzione);

– sostegno/incentivi all’innovazione di prodotto/processo e alla diffusione di tecnologie a maggior efficienza energetica;

– sostegno/ incentivi a interventi edilizi di risparmio energetico (negli edifici esistenti e nei nuovi edifici).

Se anche tu condividi questi temi

il 5 giugno 2016, per la Città di Torino

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